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domenica 29 marzo 2009

Semantic Web: dall'Informatica all'Epistematica

Il Word Wide Web si sta muovendo in una maniera estremamente rapida e se non ci si ferma ogni tanto e ci si guarda intorno si rischia molto facilmente di perdersi e di non accorgersi, ad esempio, che proprio in questo periodo sta nascendo un nuovo stadio evolutivo del Web: il "Web Semantico", o "Linked Data", che permetterà di cambiare il modo in cui gli sviluppatori di software, le imprese ed i consumatori interagiranno con i dati.
Questa nuova tecnologia è stata presentata il 17 giugno 2008 presso la conferenza Linked Data Planet di New York in cui si è spiegato che l'adozione da parte delle imprese di questo nuovo approccio di tipo semantico consentirà lo sviluppo e la produzione di una nuova generazione di applicazioni, alle quali si attribuisce spesso il nome di Web 3.0. Questo nuovo concetto era stato ideato già diversi anni fa dal direttore del World Wide Web Consortium Sir Tim Berners-Lee, presente alla conferenza insieme ad altri suoi colleghi come James Hendler (ricercatore presso il Rensselaer Polytechnic Institute) e Idehen Kingsley (presidente del OpenLink Software), ai quali sono state fatte diverse domande sull'argomento.
Hendler sostiene, ad esempio, che il Web Semantico non è definito dagli standard creati dai consorzi, ma sono questi ultimi che devono stare al passo con l'evoluzione del Web e questo è provato dal fatto che già nel 2001 Tim Berners-Lee parlava di Web Semantico, ossia molto prima che questo sia stato introdotto negli standard. I consorzi hanno principalmente il compito di fornire una specie di forum per facilitare gli accordi e l'interoperabilità tra le imprese, cercando quindi di rispondere alle loro esigenze.
Idehen specifica inoltre che vi è una sorta di rapporto reciproco tra standard e tecnologia, cioè se le norme di utilizzo suscitano a volte l'evoluzione della tecnologia, anche quest'ultima innesca la necessità di standardizzazione.
Cerchiamo ora di capire meglio cosa sia veramente il Web Semantico. Tim Berners-Lee lo ha definito così: “Il Semantic Web è un’estensione dell’attuale Web, nella quale all’informazione
viene dato un significato ben definito, permettendo così ai computer e alle persone di lavorare meglio in cooperazione.”
Il Semantic Web non è quindi un'entità indipendente, ma è piuttosto uno sviluppo potenziato del Web. Quando ad esempio si sta facendo una ricerca di qualche documento o informazione, è molto facile ritrovarsi in mezzo ad una serie infinita di elenchi o collegamenti ipertestuali che ci restituisce un sito o un motore di ricerca, non sempre si riesce a trovare quello che si stava realmente cercando, oppure le informazioni sono suddivise in contenuti differenti e mancano spesso dei servizi di cooperazione tra un programma e un utente. Il Web Semantico cerca proprio di risolvere questi problemi, puntando alla ridefinizione e ristrutturazione dei dati presenti sul Web in modo tale da rendere disponibile il loro significato non solo alle persone (quindi non basta solo l'esposizione delle informazioni), ma anche alle applicazioni, che ne permettono la manipolazione e la gestione in maniera automatica. Questa operazione può avvenire solo attribuendo un significato "semantico" alle informazioni mediante l'utilizzo di metadati, ossia dati che descrivono altri dati esprimibili nel Web attraverso linguaggi di annotazione. Questi linguaggi sono un'evoluzione di XML (EXtensible Markup Language) e servono a descrivere il significato dei dati annotati; RDF (Resource Description Framework) ne è un esempio.
Ma oltre ai linguaggi di annotazione sono necessarie anche delle ontologie o OWL (Web Ontology Language), cioè dei documenti che hanno il compito di definire il significato dei termini mediante le relazioni tra questi: se ad esempio leggo su internet la stringa di caratteri "Degli Antoni", capisco che si riferisce ad un professore Universitario, di nazionalità italiana, di sesso maschile ecc, ma non è altrettanto comprensibile da parte di un computer; inoltre solo un utente umano potrebbe capire che il "Degli Antoni" presente sulla pagina web dell'Università Statale di Milano e quello presente su Wikipedia si riferiscano alla stessa persona. Oppure, se si volesse cercare un film e non se ne ricordasse il titolo, basterebbe descrivere una certa scena con dei particolari o con i protagonisti per trovarlo. Il Web Semantico vuole poter superare proprio questi limiti, permettendo delle ricerche basate su interrogazioni effettuate all'interno di una sorta di database globale, nel quale i dati acquistano un proprio significato e vengono strutturati sotto forma di classi e istanze in relazioni logiche molto complesse.
In questo modo si passerebbe dall'Informatica (eleborazione automatica di informazione) all'epistematica (elaborazione automatica di conoscenza), perchè proprio grazie a delle nuove ontologie si riuscirebbe ad esprimere una struttura della conoscenza e a permetterne un'elaborazione da parte dei computer.

Fonti: Articolo di Dan Muse 9 giugno 2008 : LINKED DATA LEADERS:The Semantic Web is Here
http://www.internetnews.com/webcontent/article.php/3751476


Nota (18/05/09)



Approfondimento su HTML.it

Marco Ruberto

lunedì 23 marzo 2009

HTTP: protocollo dello strato di applicazione Web

L'Hyper Text Transfer Protocol (HTTP) è un protocollo di trasferimento di un ipertesto che viene usato per inviare e ricevere informazioni sul web. Le specifiche del protocollo sono gestite dal World Wide Web Consortium (W3C). Un protocollo definisce il formato e l'ordine dei messaggi scambiati tra due o più entità comunicanti, così come le azioni che hanno luogo a seguito della trasmissione e ricezione di un messaggio o di altri aventi. L'HTTP è un protocollo dello strato di applicazione, che è il primo della pila protocollare di Internet ed è responsabile del supporto delle applicazioni della rete. Queste applicazioni comprendono, oltre all'HTTP, l'SMPT (Simple Mail Transfer Protocol) che supporta la posta elettronica e l'FTP (File Transfer Protocol) che supporta il trasferimento dei file. L'HTTP definisce come i client Web (browser) richiedono le pagine dai server Web e come i server trasferiscono le pagine ai client. L'HTTP è detto protocollo senza stato (stateless), perchè non conserva le informazioni relative ai client: cioè le connessioni vengono generalmente chiuse una volta che una particolare richiesta è stata soddisfatta. Questo comportamento pone dei limiti e costringe ad usare dei metodi alternativi come ad esempio l'utilizzo dei cookie, utili ai server per identificare i client. I messaggi HTTP scambiati tra client e server sono di due tipi: messaggi di richiesta e di risposta. Un messaggio HTTP è scritto in testo ASCII normale. Per quanto riguarda una richiesta, il mesaggio è diviso in una linea di richiesta, delle linee di intestazione e un corpo dell'entità, mentre per una risposta l'unica differenza sta nel fatto che al posto della linea di richiesta vi è una linea di stato nella quale compare un codice, il cui significato indica il risultato della richiesta (es. il codice 404 indica che il documento richiesto non esiste sul server)
L'HTTP, oltre a trasferire oggetti appartenenti a pagine web, come HTML, immagini, applet JAVA ecc., è spesso usato per trasferire anche altri tipi di file: ad esempio XML, spesso adottato dalle banche, VoiceXML per la creazione di dialoghi interattivi tra una persona e un computer, WML (Wireless Markup Language) linguaggio simbolico di WAP.

Fonti: James F. Kurose , Keith W. Ross "Internet e Reti di Calcolatori" - http://it.wikipedia.org/wiki/Hyper_Text_Transfer_Protocol

Marco Ruberto

mercoledì 11 marzo 2009

La Forza di un'Impresa Virtuale


Nel 1993 il Business Week pubblicò l'articolo "The Virtual Corporation" (Byrne) nel quale si incominciava a definire il concetto di Impresa Virtuale come: "una rete temporanea di imprese che si aggrega rapidamente per affrontare opportunità di mercato che cambiano molto velocemente...le aziende si dividono i costi, mettono in comune abilità e entrano nel mercato globale con ogni partecipante che contribuisce al meglio delle sue possibilità". I vantaggi sono molti: il processo produttivo raggiunge altissimi livelli di qualità grazie alle diverse competenze cooperanti che si uniscono per specifiche opporunità di mercato e si sciolgono quando l'opportunità viene meno, lo sfruttamento totale della tecnologia che, grazie alle reti, permette alle aziende di lavorare insieme eliminando qualsiasi tipo di confine materiale e temporale, il senso di fiducia che si instaura tra i partners ecc.
Molte aziende di successo pensano appunto che un'organizzazione più flessibile costruita attorno ad alleanze e rapporti d'affari sia il modo migliore per rispondere velocemente e in maniera creativa a condizioni di mercato che cambiano costantemente. Un'azienda virtuale può essere definita come basata su network Interni, Stabili o Dinamici. Il Network Interno permette all'organizzazione di essere attenta al mercato senza necessariamente essere coinvolta in partnariati esterni. Il Network Stabile lavora con partner esterni al fine di mantenere flessibilità verso il mercato. Il Network Dinamico esiste soltanto in ambienti in continuo mutamento, in cui ogni azienda si concentra sulle competenze critiche ed introduce partner esterni tramite operazioni definite. In questo caso le relazioni sono più opportunistiche e basate sull'immediata convenienza, anzichè sulla fiducia a lungo termine, in modo tale da ottenere la massima risposta dal mercato.
Oltre a queste tre forme di azienda virtuale ne abbiamo una quarta, grazie anche ad Internet, definita appunto 'Impresa Web'. Quest'ultima, a differenza delle altre, rappresenta veramente un nuovo concetto grazie al grado e all'intensità di cooperazione tra i partners: essa comprende che il modo migliore per sviluppare nuovi servizi è di assicurare che la complessità della rete sia realizzata sin dall'inizio, cioè non solo bisogna costruire una rete, ma anche usarla per far leva sul mercato.

Marco Ruberto